Ho sempre praticato molto sport, principalmente nuoto, podismo e ciclismo. Una decina di anni fa rimasi bloccata con la schiena a causa di un’ernia sacro lombare trovandomi ad aver difficoltà anche a camminare da un giorno all’altro. Ci rimasi doppiamente male, perché da sportiva qual ero sempre stata, pensavo di essere immune, invulnerabile. Uno dei primi fisioterapisti che mi trattò mi disse una cosa che mi rimase molto impressa: gli sport che all’epoca maggiormente praticavo sono asimmetrici e sbilanciati. La conseguenza è che alcuni muscoli si sovraccaricano e si sviluppano di più rispetto ad altri, che invece rimangono più intorpiditi, si sviluppano meno, diventando più soggetti ad infortuni.  Questo sbilanciamento che si crea va a discapito principalmente di due cose: le nostre articolazioni e la nostra colonna. Continuando a fare fisioterapia, mi accorsi che molti degli esercizi che mi insegnava il fisioterapista in realtà non mi erano nuovi. Avendo già iniziato a praticare Yoga, molte cose le conoscevo già, mi erano famigliari. Quello fu il motivo principale per cui lo yoga iniziò ad entrare sempre di più nella mia vita, fino poi ad arrivare a far parte della mia quotidianità. I primi grossi cambiamenti che notai con la pratica furono due: Il primo a livello fisico notando di avere un fisico più proporzionato e più armonioso, il secondo fu nella gestione del respiro. Mi accorsi infatti che nonostante mesi di stop forzato quando lentamente ripresi a fare le mie attività tornando in sella o in vasca, riuscivo a gestire il mio respiro, ad essere più focalizzata, e non solo a non aver perso resistenza, ma riuscendo a gestire meglio il mio respiro in realtà ero anche più resistente.
Nel corso degli anni, con la pratica, ho capito che lo yoga non è uno sport, come inizialmente credevo, ma una disciplina che ci guida a portare l’equilibrio nel corpo, nella mente, nell’etica, nelle emozioni e nell’intelletto. Ci insegna come mantenere il nostro equilibrio interiore, a prescindere dalle circostanze esterne. Lo yoga costruisce il coraggio psicologico che aiuta a sopportare un insuccesso, la chiarezza per individuarne la causa, e le soluzioni per riorganizzare e risintonizzare il corpo e la mente al fine di superare le debolezze. Ci insegna quindi a conoscere noi stessi (svadhyaya), a gestire la nostra energia e le nostre emozioni. Ci insegna il non attaccamento ai risultati perché tutte le cose fluiscono e passano, ma anche che con la costanza i risultati si raggiungono senza bisogno di rincorrerli.
In tutto questo non esiste una ricetta magica: Per notare questi benefici lo yoga ha bisogno di tempo, di costanza, di pratica, nulla è regalato non esistono scorciatoie.  Dobbiamo dare il tempo e la possibilità alla nostra mente e al nostro corpo di assimilare, di capire.

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