svadhyaya lo studio del se
Noi siamo i migliori maestri di noi stessi e lo diventiamo attraverso lo studio e la comprensione di noi.
Lo yoga ci insegna a partire da ciò che abbiamo: il nostro corpo, il nostro respiro la nostra mente. (4 pilastri della consapevolezza)
Possiamo decidere se farci guidare dall’ego, portando lo sguardo fuori da noi con la fretta di raggiungere un obbiettivo, offuscati dall’aspettativa, o da Buddhi, l’intelletto, rimanendo in una profonda condizione di ascolto corpo/respiro/mente che ci porta ad uno stato di maggior consapevolezza e conoscenza di noi stessi.
Se comprendiamo questo comprendiamo anche che nessuno al di fuori di noi puoi dirci cosa è giusto o sbagliato per noi. Ed è per questo che nella pratica dello yoga non esiste la posizione perfetta, non esiste giusto o sbagliato.
Uno dei compiti più difficili di un maestro, di un insegnante è far capire questo ai propri allievi. Per questo motivo nelle mie classi, cerco di guidare il più possibile attraverso la conoscenza, attraverso indicazioni verbali piuttosto che con correzioni fisiche.
La mano dell’insegnante, il tocco, a mio modo di vedere, dovrebbe servire solo per sostenere l’allievo, in qualcosa a cui deve arrivarci da solo.
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